Generazione Z

L’aspetto della «rich girl face» è la tendenza di chirurgia più ambita dai Digiratian. La pandemia ha alimentato un boom di interventi di medicina estetica tra i giovanissimi, che andrebbero educati alle reali conseguenze

10 Gennaio 2022

Pubblicato da: Redazione Sotherga

Tempo di lettura: 4 min

Per la Generazione Z l’apparenza conta

Se Carrie Bradshaw appartenesse alla nuova generazione dei nati tra il 1997 e il 2010, probabilmente le sue prime parole nel libro Sex and the city sarebbero “benvenuti nell’era dell’ostentazione dell’immagine”. Questo è quello che sta succedendo a Millennials e post-Millennials che, con la vetta di popolarità raggiunta dai filtri sui social media e dalle star che inneggiano alla positivity non rinunciando comunque a una seduta dal medico estetico, continuano a vivere in un mondo confuso, dove l’apparenza conta, e che si scontra con il concetto di well-ageing. I giovani vivono la loro vita sui social media e non ne fanno mistero. Del resto, secondo gli Z, se la correzione digitale è capace di spazzare via le occhiaie, ridurre le imperfezioni del naso e aumentare il volume delle labbra, perché non ottenere questa perfezione in maniera duratura?

A chi, la Generazione Z, desidera somigliare

I loro look di riferimento sono quelli delle Kardashian e delle Hadid: zigomi alti, ovale del viso definito, bocca piena e profilo facciale pronunciato. Un controsenso che, nella testa di questa generazione, è traducibile solo con il ritocco reale che emula i filtri di Instagram e TikTok, percepito “facile” quanto farsi i capelli e le unghie, in contrapposizione ai seri rischi che i ritocchi comportano. Ed è un peccato dirlo, perché gli Z erano davvero partiti con buoni propositi, molto più propositivi rispetto alla generazione Y. Per esempio facevano del difetto un simbolo d’identità – per alcuni è rimasto tale – e niente per loro è artefatto, solo spontaneo. A differenza dei Millennials, che ricorrono precocemente a procedure estetiche per fermare il tempo e bloccare i primi segni di invecchiamento di viso e corpo con filler e botulino, gli Z puntano alla «rich girl face», ovvero il voler correggere il volto a immagine e somiglianza dei propri idoli. Chiamiamolo pure un viso “expensive” – su TikTok prende il nome di Clean Look – ma non identico, per esempio, alla gettonatissima Kylie Jenner. Piuttosto, ciò a cui ambiscono gli Z, è un viso del tutto unico ma che attinge ai lineamenti, secondo loro, più belli. Ad attrarre c’è per esempio la bocca di Angelina Jolie, il naso di Scarlett Johansson, gli zigomi di Cara Delevingne, gli occhi di Bella Hadid e la pelle di porcellana di Anya Taylor-Joy.

C’è insomma un’inversione di trend

Decisamente diverso da quello dei Millennials, che puntano a micro ritocchi, quasi impercettibili e il meno invasivi possibile, per enfatizzare la propria bellezza. Gli Z amano il vistoso, forse perché già proiettati in quello che sarà il 4D del Metaverso. A influenzare è proprio il mondo virtuale. Tutte sognano una pelle liscia come quella regalata dai filtri e desiderano apparire come nei selfie delle stories di Instagram o dei video di TikTok. E soprattutto, quello a cui mirano i Digitarian, è avere un aspetto “di potere” come le sorelle Kardashian o Chiara Ferragni, sempre più associato all’esigenza connaturata di essere all’altezza della situazione e di raggiungere nuovi traguardi. Un recente studio indica che i giovanissimi stanno cercando opzioni di chirurgia plastica prima di qualsiasi altra generazione, rendendola una sorta di routine del tutto “nella norma”. Gli idiomi lip-flip e baby botox, sono all’ordine del giorno tra gli Zeta. Secondo l’American Society of Aesthetic Plastic Surgery, nel 2018 gli under 30 hanno subito più procedure di chirurgia estetica di quelle degli over 50, e il 55% dei pazienti ha mostrato al proprio chirurgo plastico un selfie come obiettivo estetico.

Un fenomeno post-pandemia

Il lockdown ha accentuato questo fenomeno perché smartphone e computer sono stati specchi di amplificazione dei difetti e il concetto di expensive face è alla base dell’interesse degli Z. Non è difficile capire perché si scelgono interventi mirati a restituire un’immagine sempre più simile – ma, attenzione, al contempo personalizzata – a quella che appare in foto o sulle app. È giusto definirla “semplice” routine di bellezza? Il medico si ritrova, infatti, a dover combattere con l’etica, se decide di assecondare le richieste di un paziente giovanissimo. Indossando i panni dello psicologo, dovrebbe cercare di capire le motivazioni alla base delle richieste, valutando con il paziente alternative e informandolo sul miglior approccio da seguire, oltre a fargli capire rischi e conseguenze. Quello che gli Z dovrebbero domandarsi non è tanto “a chi voglio assomigliare”, piuttosto a cosa è meglio per sé stessi, in termini di autenticità.

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