Vanity Fair prova il nostro detox emozionale

Una cara amica mi ha consigliato il lavaggio energetico emozionale per superare i traumi e sentirmi più sicura di me. Dopo qualche esitazione ho preso appuntamento dal medico che lo pratica nella mia città e non me ne sono (affatto) pentita

06 Dicembre 2020

Pubblicato da: Vaniry Fair - Marzia Nicolini

Tempo di lettura: 2 min

Come sono sicura stia capitando a molte persone in questi mesi, mi è successo spesso, in tempi recenti, di sentirmi psicologicamente vulnerabile, tra preoccupazioni per il lavoro sempre più precario e le varie ansie personali, familiari, di salute. Insomma, che la pandemia da Coronavirus stia impattando sulla nostra psiche è cosa ovvia, ma accettarlo e reagire non è altrettanto semplice. Per questa ragione, consapevole del mio periodo di fragilità, mi sono molto incuriosita quando un’amica (dottoressa) mi ha suggerito di provare il metodo del «detox emozionale», indicato per sciogliere i traumi e ritrovare l’equilibrio, la calma, il sonno.

Sarò sincera: la mia prima, istintiva reazione è stata di diffidenza. Mi insospettiva il nome, forse, riportandomi alla mente pratiche simil-sciamaniche da sedicenti guru. Ma il mio scetticismo ha avuto vita breve: la mia amica ha sciolto i vari dubbi e sospetti, spiegandomi che l’esperto che pratica questo trattamento a Milano,  lo psicologo Dario Zamboni, esperto in psicologia emozionale, era tutto meno che un “santone”. Così mi sono decisa e ho prenotato una seduta di detox emozionale presso la clinica Sotherga della mia città.

Giusto per inquadrare il tipo di approccio di questo protocollo, vi riporto cosa mi ha spiegato il dottor Zamboni al mio arrivo in clinica: «si tratta di un metodo sviluppato, perfezionato e testato dal medico israeliano Nader Butto (lui lo chiama lavaggio energetico emozionale). La combinazione sinergica tra digitopressione di punti trigger e la respirazione intensa (che sta alla persona trattata), permette alle emozioni bloccate, represse e inespresse di venire sciolte e liberate definitivamente. La digitopressione permette in primis di sciogliere le contratture, conseguenza della somatizzazione delle emozioni non espresse e causa di malesseri di varia natura, mentre la respirazione intensa, a seguito di noti processi fisiologici, fa sì che tali contratture non si ripresentino. In questo modo l’effetto di liberazione che si prova alla fine del trattamento sarà duraturo e definitivo».

Detox emozionale: come l’ho vissuto io

Quando sono arrivata nello studio del dottor Zamboni, abbiamo parlato brevemente, ma – a differenza di quel che accade d’abitudine nella terapia psicologica -, non abbiamo indagato i miei personali problemi presenti o passati. Ho solo esplicitato al medico che stavo vivendo delle settimane di forte stress psicologico, con relativi problemi di insonnia. Dopo essermi tolta il maglione, il dottore mi ha fatto sdraiare in penombra sul classico lettino da studio medico, con la pancia rivolta verso l’alto e gli occhi chiusi. Unico “compito” che mi è stato impartito: non trattenere le emozioni, non preoccuparmi di eventuali reazioni, come scoppi di pianto, risa, oltre a possibili tremori a gambe e mani. Pensavo fosse tutto esagerato, ma mi sono dovuta ricredere. L’esperienza in sé è durata poco, al massimo una ventina di minuti, ma vi posso assicurare che sono stati minuti ad alta intensità. Quello che l’esperto ha fatto in questo lasso di tempo è stato sollecitare con la pressione delle dita determinati punti, da dietro al collo alla nuca, dalle gambe al ventre. Al contempo, mi diceva come respirare, fondamentalmente con la bocca e molto, molto forte (come mi immagino possa accadere a una donna in fase di parto). Le sensazioni che ho provato sono state estremamente potenti: effettivamente ho sentito crollare ogni scudo razionale, oltre alla capacità di controllare le cose. Come conseguenza ho pianto (molto e solo all’apparenza senza motivo), tremando e sudando. Al termine della seduta, mi sono sentita come dopo una notte di sonno ristoratore, ma ancora più riposata e calma, con la sensazione fisica di morbidezza. Lo psicologo mi ha fatto aprire gli occhi e sedere sul lettino piano piano. Dopo di che sono tornata al mio tran-tran sentendomi realmente diversa.

Nelle settimane post trattamento

Non ho competenze di psicologia, dunque non mi posso affidare a una testimonianza scientifica. Ma nei giorni post detox emozionale ho riscontrato una sorta di “centratura”, sentendomi molto presente e meno preda dei pensieri ossessivi e del rimuginare (dinamica che mi appartiene). Informandomi, ho scoperto che questa tecnica terapeutica lavora sull’apertura dei chakra bloccati, secondo la conoscenza orientale dei flussi energetici. Tornando a me, ho anche notato un miglioramento del sonno e, aspetto più apprezzato di tutti, ho percepito (e ancora percepisco) una sorta di fiducia silenziosa dentro me, come se d’improvviso l’apparato di paure e negatività si fosse quantomeno ridimensionato. Durerà questo effetto? Quello che posso dirvi è che ho prenotato una seconda seduta dal medico (se ne consigliano circa 3). E che ne ho parlato a familiari e amici, consigliando il trattamento. Penso sia un’esperienza che possa far del gran bene.

 

L’EGGI L’ARTICOLO ORIGINALE SU VANITY FAIR

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