Mai sentito parlare di well-ageing?

Un approccio più positivo allo scorrere del tempo.

09 Gennaio 2022

Pubblicato da: Redazione Sotherga

Tempo di lettura: 2 min

Addio “anti-age”

Dimenticate l’idea che dopo i 35 anni l’invecchiamento è servito. Perché se c’è una certezza nella vita è che tutti invecchiamo. E l’invecchiamento altro non è che la perdita progressiva di auto-riparazione da parte del nostro corpo che, in termini di pelle, inizia a peccare in idratazione, elasticità e compattezza. È dal 2017 che, oltreoceano, si è iniziata a considerare la bellezza come un’esclusiva non più per i soli giovani. Si parla di Perennials – ovvero persone sempre in fiore, a qualsiasi età – e si inizia a non utilizzare più il termine anti-age. In un saggio scritto da Ashton Applewhite, per il New York Times, si è parlato di quanto la competizione per il rimanere eternamente giovani rappresenti l’impoverimento culturale più grande del nostro tempo. Non bisogna classificare se stessi in base all’età perché questo non fa che rafforzare l’ageismo, ovvero l’angoscia che si vive fingendo di essere ciò che non si è.

La ribellione al concetto di anti-invecchiamento è così iniziata

CoverGirl, per esempio, ha scelto Maye Musk per la sua copertina, mentre Allure ha optato per Helen Mirren e Vogue Italia ha scelto Lauren Hutton per il numero dedicato alle donne over 60. Tre esempi di donne che non hanno sentito l’esigenza di rifarsi completamente la faccia per avere una pelle da ventenni. In men che non si dica molte altre star hanno deciso di mostrarsi più al naturale possibile, sfoggiando meno trucco e anche capelli grigi sui tappeti rossi. Vedere alla voce Katie Holmes e Andie MacDowell. Pioniera è stata Jane Fonda, che inneggia tutt’ora all’attività fisica per ringiovanire il corpo, mentre Gwyneth Paltrow, tramite il suo sito Goop, suggerisce creme che riattivano l’energia cellulare grazie ad attivi stabilizzati del calibro di omega, glicogeno, acido ialuronico, collagene, elastina, meglio se dalle ​​tecnologie di veicolazione che agiscono con maggiore profondità nella pelle e che richiedono più tempo per essere metabolizzati. Questo non significa rinunciare alla skincare o a qualche micro trattamento estetico, come i fili che aumentano la produzione di collagene, piuttosto significa proteggere al meglio la pelle.

L’obiettivo del well-ageing

Recentemente, inoltre, la Royal Society for Public Health ha chiesto che l’industria di cosmesi britannica vieti la scritta “anti-aging” sui packaging. L’obiettivo del well-ageing è proprio questo: far spostare l’attenzione sul benessere e non più sull’omologazione di perfezione tanto agognata fino a poco tempo fa. Well-ageing significa piuttosto prendersi cura di sé, senza voler nascondere la propria età, affidandosi a specialisti che aiutano a beneficiare di un’azione detox non necessariamente ringiovanendo il viso con gli iniettivi ma anche grazie a trattamenti non invasivi, come l’ozonoterapia sistemica o l’I.V. therapy. Il mantra del 2022 è che non bisogna lottare contro l’invecchiamento, bensì comprenderlo e viverlo al meglio, anche grazie alla supervisione medica che permette di personalizzare la skincare sulla base della diagnosi iniziale e sulla progressiva risposta alla terapia. La pelle, dopotutto, è lo specchio della salute. Bisogna imparare ad ascoltarla.

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